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La Società Italiana di Mutagenesi Ambientale (SIMA): ricordi e riflessioni

La Società Italiana di Mutagenesi Ambientale (SIMA): ricordi e riflessioni - S.I.M.A.G.

di Angelo Carere

 

All’età di 79 anni ho accettato, dopo qualche esitazione e senza particolari pretese ed impegni, l’invito di Antonio Antoccia, attuale Presidente della SIMA, a scrivere qualcosa su questa Società, andando indietro con la mia memoria.

I ricordi della SIMA fanno parte dei ricordi della mia carriera scientifica, che all’80% ha riguardato la Mutagenesi Ambientale, dagli inizi anni ’70 fino al 2015, quando ho smesso l’attività consultiva come esperto della “European Food Safety Authority” (EFSA). Si tratta quindi di un periodo molto lungo e ovviamente i ricordi sono così numerosi che non basterebbe un libro intero a descriverli. Si tratta di ricordi di Convegni, Commissioni, Comitati, Conferenze, Progetti, Pareri e anche divertenti cene sociali,  a livello nazionale e internazionale. Si tratta anche di ricordi di persone, dai fondatori della Mutagenesi Ambientale a tanti altri protagonisti di varie parti del mondo. Con molti di loro ho collaborato sia nell’ambito di progetti di ricerca che in attività consultive per la valutazione del potenziale mutageno e cancerogeno di sostanze chimiche, naturali e di sintesi, di ogni tipo (farmaci, cosmetici, pesticidi, prodotti veterinari, prodotti alimentari, prodotti dell’industria, inquinanti dell’aria, dell’acqua e del suolo), stringendo rapporti di stima, amicizia e simpatia. Con questa nota, faccio appello alla mia memoria per ricordare, in modo semplice, un po’ di storia della Mutagenesi Ambientale e della SIMA, con qualche riflessione.

La SIMA fu fondata nel 1991 da alcuni genetisti italiani che avevano ben compreso la rilevanza scientifica, sanitaria, ambientale, legislativa ed economica della Mutagenesi Ambientale, assurta a livello internazionale come disciplina tossicologica fondamentale, come la Cancerogenesi, nella valutazione  del rischio chimico. A quel tempo in Italia esisteva l’Associazione di Genetica (AGI), istituita molti anni prima e di cui ero socio sin dal 1966 e non tutti i genetisti erano d’accordo sulla necessità d’istituire per la Mutagenesi Ambientale una Società a se stante, ritenendo che potesse essere una Sezione dell’AGI. Nicola Loprieno e il sottoscritto, forse perché maggiormente impegnati sia a livello scientifico che legislativo, eravamo i più convinti. Ricordo un giorno del 1991, quando insieme ad altri cultori della materia, tra i quali Giorgio Morpurgo, Luigi De Carli, Angelo Abbondandolo, Gino Levis, con Loprieno andammo in uno studio notarile presso Piazza San Giovanni a Roma, per fondare la SIMA. Era già trascorso più di un ventennio dalla nascita della Mutagenesi Ambientale, con la fondazione della “Environmental Mutagen Society” (EMS) a Washington (USA) nel 1969 e della “European Environmental Mutagen Society” (EEMS), nel 1970.  Tra i principali promotori della nascita della Mutagenesi Ambientale vanno ricordati gli americani A. Hollaender e F. de Serres e gli europei C. Auerbach, F.H. Sobels, U. Ehling , G. Rohrborn, G. Zetterberg, L. Ehrenberg, F. D’Amato, N. Loprieno, G. Morpurgo, A. Carere, G. Olivieri e G. Magni. Ricordo che Morpurgo, di ritorno da un convegno a Monaco di Baviera, a noi colleghi dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)  riferì di questa nuova area di ricerca che si doveva occupare dei rischi genetici per la popolazione umana esposta a numerosi agenti chimici potenzialmente mutageni, e che prometteva sviluppi interessanti, come poi avvenne di fatto. L’esperienza decennale fatta all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dal 1963 nell’area della Genetica dei microorganismi con Giuseppe Sermonti, mio maestro di Genetica e di Scienza, mi permise di passare facilmente dalla ricerca di base a quella applicata della Mutagenesi Ambientale, che in seguito mi avrebbe dato molte soddisfazioni e riconoscimenti a livello nazionale e soprattutto internazionale. Lavorando in un istituto di sanità pubblica come l’ISS, per di più nel settore tossicologico, era inevitabile che col tempo la Mutagenesi e la Cancerogenesi, strettamente correlate, divenissero le aree di ricerca e di impegno principali della mia carriera scientifica, che mi ha visto Direttore del Reparto “Mutagenesi e Cancerogenesi” dal 1977 al 1987 e Direttore del Laboratorio “Tossicologia comparata ed Ecotossicologia” dal 1988 al 2004. La fondazione della SIMA avvenne pertanto quando la Mutagenesi Ambientale si era ormai affermata come disciplina scientifica a se stante, fondamentale nella valutazione del rischio chimico genetico e cancerogeno e dell’impatto di inquinanti chimici genotossici su gli eco-sistemi, investendo le aree della Sanità pubblica e dell’Ambiente, con tutte le conseguenze legislative  derivanti. In Italia da tempo si erano formati diversi centri di Mutagenesi Ambientale di ottimo livello, dal Sud al Nord, dalla Sicilia al Friuli e Veneto. Da tempo, diversi paesi europei avevano già fondato le loro Società di Mutagenesi Ambientale, come ad esempio la Germania, la Francia e l’Inghilterra. Inoltre, importanti organismi sovra-nazionali come la World Health Organizatio WHO), attraverso la International Agency for Research on Cancer (IARC) e l’International Programme on Chemical Safety  (IPCS), l’Organization for Economic Cooperation and Development (OECD)  e la Comunità Economica Europea (ora Unione Europea), avevano promosso iniziative e ricerche fondamentali per lo sviluppo della Mutagenesi Ambientale. In Italia, la rilevanza scientifica e sanitaria della Mutagenesi era stata riconosciuta sin dal 1977, quando un Decreto del Ministro della Sanità nominò la Commissione “Cancerogenesi, Mutagenesi e Teratogenesi” (CMT), successivamente ampliata nella “Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale” (CCTN). Queste commissioni comprendevano i migliori esperti italiani per le aree di competenza e avevano il delicato compito di stabilire linee-guida per la valutazione del potenziale cancerogeno, mutageno e teratogeno degli agenti chimici naturali e di sintesi, di stilare liste di sostanze classificate con diverso grado di evidenza e di rispondere a richieste da parte dei vari ministeri (Sanità, Ambiente, Lavoro) o delle regioni (ASL).

Tra gli eventi che diedero un forte impulso alla Mutagenesi Ambientale nel mondo va ricordata l’approvazione, nel 1976 negli USA, del “Toxic Substances Control Act” (TSCA), una legge che imponeva per la prima volta studi di mutagenesi per le sostanze chimiche di nuova immissione nel mercato. Legge analoga (Direttiva 67/548/EEC), detta Sesta Modifica, fu approvata dal Consiglio delle Comunità Europee (CEE) nel 1979. Altrettanto importante fu il ruolo svolto dalla WHO che nel 1981 lanciò programmi di convalida  dei test di mutagenesi (57) applicati a 52 sostanze chimiche (25 cancerogeni e 17 non-cancerogeni) cui parteciparono, per l’Italia, l’Università di Pisa , l’Università di Napoli e l’ISS. Massima attenzione alla Mutagenesi fu data dall’OECD (OCSE), in particolar modo ai protocolli sperimentali dei vari test da impiegare a fini regolatori. Con Loprieno partecipammo a molte  riunioni, una delle quali si svolse all’ISS, a Roma.  La IARC, sotto la direzione di Lorenzo Tomatis, sulla base dei progressi fatti sulle conoscenze dei meccanismi di cancerogenesi, strettamente legata alla mutagenesi, riconobbe i vantaggi dell’impiego dei test a breve termine per la classificazione degli agenti cancerogeni nelle diverse categorie di evidenza, fondamentale a fini regolativi. Di fatto, dal 1990, i test di mutagenesi furono impiegati nelle monografie della IARC come evidenza supportiva  della cancerogenesi. Nella Monografia N. 83 del 1986 “Long-term and short-term assays for carcinogens”  la IARC riporta una serie di rapporti preparati da esperti di varie parti del mondo che si erano riuniti a Lione nel dicembre 1985 per fare il punto sullo stato dell’arte dei vari test. Per l’Italia, partecipammo io e De Carli per la mutagenesi e Della Porta per la cancerogenesi. Comportamento analogo a quello della IARC fu adottato dalla CEE con le Direttive 79/831/EEC e 83/467/EEC per la classificazione delle sostanze mutagene, cancerogene e teratogene, con la creazione di un gruppo di esperti europei di cui ho fatto parte dal 1983 al 1989. Molto importanti per lo sviluppo della Mutagenesi Ambientale in Europa furono i programmi triennali della CEE “Genetic effects of environmental chemicals” (STEP, ENVIRONMENT) dal 1974 al 1996. Personalmente ho avuto la possibilità di partecipare, con i colleghi dell’ISS, all’intera durata di tali programmi  come Project Leader (23 anni). Ricordo le prime riunioni a Brussels dove  incontravo personaggi come Auerbach, Sobels, Ehling, Dawson, più anziani e più esperti di me, dai quali comunque ho imparato molto. Quei programmi permisero ai ricercatori europei di creare “networks” eccellenti sugli aspetti più importanti e critici della Mutagenesi Ambientale. Per noi dell’ISS si rivelarono essenziali,  permettendoci di svilupparci molto  più di quanto avremmo potuto fare con gli scarsi fondi disponibili all’ISS e in Italia in generale, dove purtroppo la ricerca è stata sempre povera. Quelli furono davvero tempi d’oro per i progetti europei e ricordo con piacere tutti i partecipanti, compresi i bravi e simpatici segretari H. Ott, A. Sors, C. Nolan e il loro capo P. Bourdeau.

Questa mia nota riflette la mia esperienza personale presso l’ISS, che ha riguardato essenzialmente l’aspetto tossicologico, ma anche quello ambientale. La Mutagenesi Ambientale, nata inizialmente per valutare gli effetti della esposizione umana a mutageni chimici in termini di danno genetico trasmissibile prima e in seguito anche cancerogeno, ha poi trovato un importante sbocco nell’area della Geno-ecotossicologia. Anche in questa area di ricerca l’Italia si è distinta con importanti ricerche basate sul monitoraggio della genotossicità in matrici ambientali in tutti e tre i comparti, aria, acqua e suolo, e sull’impiego di organismi di diversa complessità come bio-indicatori.

Prima di finire questa mia nota, mi piace ricordare che dal 2004 è reperibile il volume “Mutagenesi Ambientale”(Zanichelli), voluto e curato in modo eccellente da Lucia Migliore, che ebbi l’onore e il piacere di presentare in occasione di un convegno della SIMA. Si tratta di un’opera unica in Italia, di grande valore, completa nella descrizione delle conoscenze di base della Mutagenesi e delle sue applicazioni più importanti. Mi risulta infine che di questo volume sono in fase di revisione le bozze della seconda edizione, edita sempre da Zanichelli, molto aggiornata e arricchita di contenuti.

Qualche riflessione

 

  • Come nel campo della Genetica, anche in quello della Mutagenesi Ambientale l’Italia ha svolto e continua a svolgere un ruolo all’altezza dei paesi più sviluppati e con maggiori risorse. Per questo motivo l’Italia ha avuto importanti riconoscimenti, come ad esempio la Presidenza dell’EEMS (N. Loprieno, A. Carere ed E. Dogliotti), l’assegnazione del prestigioso “ F. Sobels Award” a G. Olivieri, S. De Flora e E. Dogliotti. Va anche ricordato nel 1996 il “26th EEMS Annual Meeting” svoltosi a Roma presso l’ISS sotto forma di Workshop “Chromosome Instability and Cell Cycle Control”, con il sottoscritto in qualità di Chairperson e G. Olivieri come Co-chairperson. All’Italia fu inoltre affidata l’organizzazione, nel 2009 a Firenze,  della X International Conference of Environmental Mutagens (ICEM), con S. De Flora come Chair e con la Presidenza dell’International Association of Environmental Mutagen Societies (IAEMS) da parte di S. Bonassi per il quadriennio 2009-2013. 
  •  Durante la mia partecipazione ai convegni della SIMA e ad altri convegni in Italia e all’estero, ho avuto occasione di conoscere molti giovani ricercatori e ricercatrici,  brillanti ed entusiasti delle loro ricerche. In qualche occasione ho anche avuto il piacere  di premiarli, in Italia e all’estero. Mi auguro che altri giovani vengano attratti da questa disciplina scientifica, che ha ancora molto da dire e che per di più oggi si avvale delle nuove tecnologie della Biologia Molecolare, come ad esempio la Genomica e del rinnovato interesse per l’Epigenetica.
  • Per la SIMA, attualmente affiliata con la FISV (Federazione Italiana Scienze della Vita) potrebbe tornare utile cercare riunioni congiunte con altre Società italiane aventi interessi comuni, come ad esempio quelle di Tossicologia e Cancerogenesi e, nel settore ambientale, con la Rappresentanza Italiana della Society of Environmental Toxicology and Chemistry  (SETAC). Riguardo alla ricerca di fondi, è sempre utile riferirsi a progetti europei come ad esempio Horizon 2020 per le tematiche ambiente e salute, non escludendo di avere rapporti trasparenti con l’lndustria in settori come quelli farmaceutico, agroalimentare e cosmetologico.
  •  I riconoscimenti avuti, a livello nazionale e internazionale, per l’attività da me svolta nell’area della Mutagenesi Ambientale, mi hanno logicamente fatto molto piacere. La mia soddisfazione maggiore resta quella di aver contribuito alla creazione, presso l’ISS, di un gruppo competitivo a livello internazionale con ricercatori come Romualdo Benigni, Margherita Bignami, Riccardo Crebelli, Eugenia Dogliotti e Alessandro Giuliani e di aver permesso a tanti giovani di usufruire di borse di studio, grazie alle numerose convenzioni di cui sono stato responsabile scientifico.

                                               

Camerata Nuova (RM), 31 ottobre 2017

<angelo.carere@alice.it>

 

 

Nella foto: Nicola Loprieno, Bruce Ames e Angelo Carere ad un convegno scientifico degli anni '80